Paese che vai… – The country you go…

Di: giusepe

Ago 5 PM

Categoria: Bangkok, Italy

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Ci sono volte in cui non vorrei essere italiano.

Mi basterebbe essere di un paese qualsiasi, essere nato in una cultura e un ambiente differente da quello italiano e, di conseguenza, amare l’Italia per il suo cibo, i suoi tesori, il suo stile di vita. Ma se uno ci nasce già con tutto questo, allora si rischia di non apprezzare mai quello che si ha. Ma anche di non capire realmente che quello che si ha non è sempre migliore.

Non c’è cosa migliore, nell’essere italiani, di andare a mangiare in un posto in cui si conosce bene il proprietario, che baciamo al nostro arrivo, che ci libera un tavolo per due, che ci fa mangiare da favola e ci fa lo sconto e ci lascia la bottiglia di limoncello sul tavolo. Sembra una scena dei Sopranos? Beh, allora vuol dire che non siete italiani. O che non conoscete nessuno che possiede un ristorante. Non c’è niente di male, in tutto questo, e non è giusto essere chiamati “mafiosi” o “napoletani” per questo. Sono altre le cose che rendono l’Italia un posto famoso, sì per la pizza e la pasta, ma soprattutto, ancora, per la mafia.

Prima di scrivere quello che sto scrivendo sarebbe giusto chiedere scusa a chi è morto a causa della mafia e a chi non riesce ad avere una vita normale per colpa di essa, ma il pensiero che vorrei esprimere, senza essere frainteso, è che il problema, in Italia, è che la mafia non copre tutto il territorio nazionale. Perché, se così fosse, le cose andrebbero meglio. E, invece, le cose in Italia non funzionano, non perché è un paese pieno di mafiosi. Ma perché è un paese pieno di “ammaffiati”. O un paese in cui sei costretto a fare l'”ammaffiato” per avere quello che devi avere. E paese che vai, Ambasciata Italiana che trovi. Per ottenere un appuntamento all’Ambasciata Italiana di Bangkok ci sono tre modi: prenotare via internet (ma il link non funziona), mandare un’email (ma non rispondono) o telefonare (ma la voce automatica ti comunica sempre che “nessun operatore è al momento disponibile”). Non rimane che andare di persona.

Per rendere le cose più semplici, si dovrebbe sapere che l’Ambasciata Italiana a Bangkok ha da poco cambiato sede, ma non perché qualcuno si sia preso la briga di comunicarmelo, intendiamoci. L’attuale sede, divisa in due piani di un palazzone di uffici (tra i quali però ci sono 13 piani di differenza!), mi fa venire in mente una puntata di Asterix & Obelix che si prendeva gioco della burocrazia romana dell’epoca. Raggiunto il piano in cui dovete arrivare, poi, immaginatevi di essere in Italia. Il carabiniere di turno che non sa nulla, ma che è gentile abbastanza da aiutarmi e chiamare qualcuno e quel famoso qualcuno che arriva a risolvere il vostro problema: colui che mio padre chiamerebbe “Mister Cazzo”. Ed è proprio l’attitudine di “Mister Cazzo” che mi fa venire voglia di essere un cittadino dell’Andorra piuttosto che un italiano: quelle domande inutili che servono solo a farti sentire più imbecille e quel modo di fare, come il prendere l’ascensore di servizio “solo per te” o consigliarti di rivolgerti direttamente a lui la prossima volta. Ma lui chi? Ma chi sei? Ma cosa fai qui? È così difficile avere un cazzo di sito che funziona, un demente di portiere thailandese che parli veramente italiano e una ambasciata in una elegante villa coloniale come hanno tutti i paesi normali? No, non è questo il punto. Il punto è che devi capire, devi saper parlare, devi stare zitto e devi conoscere e tutto si sistema. All’italiana. La differenza con la mafia vera, grazie a Dio, è che per “ammaffiarsi” così non si ammazza nessuno e ci permette a tutti di sentirsi, nel nostro piccolo, dei piccoli Tony Soprano. E che permette, Dio solo sa come, di far continuare l’Italia ad andare avanti.

Io, in 29 anni di vita, le ho fatte le mie conoscenze e so, perché l’ho fatto, come avere un foglio lo stesso giorno anziché dopo 12 giorni lavorativi. Ma è davvero troppo chiedere, per una volta, a Bangkok, con i documenti di mia figlia, allo stato attuale solo mezza slovena, di poter essere trattato come un cittadino normale? Paese che vai…

E se è vero che la vendetta va servita su un piatto freddo (chi ha inventato questa espressione doveva avere una bambina appena nata anche lui!) eccoci qui a mangiare degli ottimi spaghetti alla bolognese ordinati da un ristorante thai (piuttosto che uno italiano) con una nuova puntata dei Sopranos che sta iniziando.

There are times when I would want not to be Italian.

It would be enough to come from any other country, to be born in a culture and an environment completely different from the Italian and hence loving Italy for its food, its treasures, its lifestyle. But if you were born already with all of this, you might risk not to appreciate what you have. But also not really understand that what we have is not necessarily better by all means.

There’s nothing better in being Italians, than to go to eat in a place where we know the owner very well, whom we kiss as we arrive, that finds us a table for two immediately, gives us excellent food and a discount and the bottle of limoncello on the table after the meal. Doesn’t it seem like a scene from The Sopranos? Well, that means that you are not Italian. Or that you don’t have friends that own a restaurant. There’s nothing bad in this and I think it’s not right to be called a mafioso o napoletano just because of this. There are other things that make Italy famous like, of course pizza and pasta, but above all, still, mafia.

Before writing what I’m about to write I should apologize to whom died because of mafia and to whom cannot have a normal life because of it, but the thought I would like to express, without being misunderstood, is that the problem in Italy is that mafia doesn’t cover all the territory. Because, if it did, things would be better. But instead in Italy nothing is working, not because it is a country full of mafiosi, but because it is a country full of ammaffiati. Or a country where you are forced to act like an ammaffiato to get what you need. And the country you go, the Italian Embassy you find. To get an appointment at Italian Embassy in Bangkok there are three ways: booking on internet (but the link doesn’t work), send an email (but they don’t reply) or call them (but the answering machine keeps saying that “no operator is available at the moment”). The only thing left to do is to go there personally.

To make things easier, you should know that the Italian Embassy in Bangkok has just moved in a new place, but it doesn’t mean that anyone took some time to communicate it to me, just to make it clear. The new place, split between two different  floors of a business building (13 floors apart), made me think of an episode of Asterix & Obelix where they make fun of the Roman bureaucracy of the period. Once you reach the right floor you can imagine that you actually are in Italy. The carabiniere on duty doesn’t know a thing, but he’s kind enough to help me and call someone, who arrives to solve your problem: the same someone that my father would call “Mister Cazzo”. And is just the attitude of this “Mister Cazzo” that makes me want to be an Andorra citizen rather than an Italian: all that useless questions just to make you feel more imbecile and that way of doing things, like taking the service elevator “just for you” or suggesting to refer directly to him next time I have a problem. To who? Who the fuck are you? What are you doing here? Is it really so difficult to have a goddamn website that works properly, a Thai doorman that could speak acceptable Italian and an embassy in an elegant colonial villa as a normal countries here in Bangkok do? No, this is not the point. The point is that you gotta understand, you have to know how to speak, you have to shut the fuck up and you have to know things and everything is resolved. In the Italian way. The only difference with the real mafia, thanks God, is that for ammaffiarsi you don’t have to kill anybody and it serves to let us feel like many small Tony Sopranos. And that enables, only God knows how, Italy to keep going.

In 29 years of my life I got to know some people and I know, because it just so happened, how to arrange a paper the same day instead of waiting for 12 working days for it. But is it really so much, for once, in Bangkok, with my daughter’s documents – at the moment of speaking only half Slovene – to be treated as a normal citizen? The country you go…

And if it’s true that revenge is best served cold (who invented this expression had to have a newborn around!) here we are, having a nice plate of spaghetti Bolognese, ordered from a Thai (and not Italian) restaurant, while a new episode of The Sopranos is just starting.

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