Un silenzio normale – A normal silence

Di: giusepe

Set 4 PM

Categoria: Life

2 commenti

Pensavo di essere una persona normale, magari un po’ più speciale delle altre ma tutto sommato normale. E mi ritenevo abbastanza fortunato di aver vissuto (e di continuare a vivere) una vita tutto sommato normale. Mi sbagliavo.

Ho sempre pensato che uno i problemi dovrebbe risolverseli da solo perché gli psicologi non sono altro che perdite di tempo e denaro: noi siamo i migliori psicologi di noi stessi e nessuno potrà mai conoscerci meglio di quanto noi stessi ci conosciamo. Solo se siamo pronti ad accettare noi stessi e a credere che ciò che noi pensiamo di noi stessi sia vero. Questo anche perché, lo ripeto, ho sempre pensato di essere una persona normale, senza problemi, con una vita semplice e normale che non richiedesse l’aiuto di uno specialista. Ed è così che, da solo, ieri, ho capito il mio problema: mio padre.

Avendo ricevuto proprio da lui una mia foto da bambino, che avrebbe dovuto dimostrarmi quanto Sofia abbia qualcosa anche dalla parte della famiglia Sepe, mi è venuto da ripensare alla telefonata appena ricevuta da lui qualche giorno prima, decisamente poco elegante e con toni tutt’altro che paterni. E mi è venuto da pensare alla mia infanzia, a ciò che ho sempre definito, scherzosamente, come “un servizio di leva lungo 27 anni”. Nessuna serie di flessioni, nessuna cinghia, qualche schiaffo, certo, ma fatto passare sempre con qualcosa di meritato per aver fatto qualcosa di sbagliato. Da qui, il dubbio perenne di fare sempre qualcosa di sbagliato. Dubbi che diventato certezze, certezze che, col tempo, diventano pregi. Dubbi che rimangono difetti. Pregi che mi sono venuti fuori in contrapposizione alla vita che ho vissuto nella mia famiglia e difetti che vengono fuori solo in relazione con mio padre. Uno su tutti: il silenzio che ci accompagna tutte le volte che io e mio padre stiamo insieme. Un silenzio che non migliora i rapporti ma che permette di non peggiorarli. Un silenzio che non spiega, ma che non complica. Un silenzio a cui si fa presto ad abituarsi. Ma che nasconde urla mostruose che non si riescono a sentire solo perché non si vogliono sentire. E sopra cui si preferisce il silenzio.

Uno cerca di mettere il rispetto, l’affetto, la comprensione e la normalità sopra a tutto, ma quelle urla, qua dentro, a telefonata finita, qualche volta ancora si sentono. E sono le urla di un figlio che vorrebbe tanto essere stato normale e che, a quasi 30 anni, scopre di non esserlo solo perché non ha mai potuto avere e mai avrà un padre normale.

‘What is important is not what someone said but what he wanted to say.’ – The Captive Mind, Czesław Miłosz

I thought that I was a normal person, maybe a little more special than others but all in all normal. And I considered myself quite lucky to have lived – and still living – a normal life after all. I was wrong.

I’ve always thought that one should solve his problems on one’s own because psychologists, so I thought, are just waste of time and money: we are the best psychologists to our selves and nobody could ever know us better than we do. Only if we are ready to accept our self and believe that what we think of our self is true.  That’s why, I repeat, I’ve always thought to be a normal person, without problems, with a simple and normal life that doesn’t require any one’s help. And that’s how, on my own, yesterday, I understood what my problem is: my father.

Having received a photo of me as a baby, that is supposed to show how Sofia takes something also from Sepe family, made me think once again of the phone call we had some days ago, definitely not very elegant and certainly not very paternal. And I thought of my childhood, of what I’ve always defined in a joke as “a military service that lasted for 27 years’. No series of push-ups, no belt, some slaps, of course, always  deserved as  having done something wrong. Hence the perennial doubt of always doing something wrong. Doubts that became certainties, certainties that with time became qualities. Doubts that remain defects. Qualities that came out as a contrast to the life I lived in my family and defects that come out only in relation with my father. One above all: the silence that is there every time that me and my father are together. A silence that doesn’t improve our relationship but that allows not to make it worse. A silence that doesn’t clarify, but that doesn’t complicate either. A silence to which you soon get used to. But that doesn’t hide monstrous screams that you can’t hear just because you don’t want to hear them. And above which you prefer the silence.

One tries to put respect, love, comprehension and normality above all, but those screams, inside here, when a phone call ends, you can  sometimes  still hear them. And they are screams of a son that would really like to be normal and that, at almost 30 years, have just discovered that he could never be that just because he could never had and never will have a normal father.

‘What is important is not what someone said but what he wanted to say.’ – The Captive Mind, Czesław Miłosz

Annunci

2 commenti su “Un silenzio normale – A normal silence”

  1. Sono cose con cui si fanno i conti tutti, a volte per tutta la vita. C’è chi riesce ad affrontarle e a sconfiggerle, chi ne rimane schiacciato e chi, invece, è costretto ad allontanarsi per trovare un suo spazio e una sua dimensione. E forse nessuno di noi ne guarirà mai completamente.

  2. Non pensare di essere diverso da tutti gli altri. Ogniuno di noi ha una voce che urla per qualcosa di mai chiarito o manifestato.
    Certo, sono cose dure e una telefonata storta non ti deve scoraggiare.
    Ricorda, ripercorri, quante volte sei stato costretto a fare le cose da solo. Alla ricerca della tua strada. Per diventare una persona “normale” forse meglio dire semplice.
    Poi diventi uomo e padre ……… e tutto resta come prima, perche ne io ne te possiamo cambiare il modo di essere degli altri.
    Quindi continuerai ad accetare quello scorbutico di tuo padre, avendo presente chi sei e sopprattuto dove sei diretto. Ricorda nulla e scontato.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: