La mia ultima uscita – My “way out”

Di: giusepe

Set 6 PM

Categoria: Life

2 commenti

Con questa ho smesso definitivamente di giocare a calcio.

Me ne sono successe già tante e credo di essermi fatto male abbastanza per poterci passare sopra e continuare a giocare di nuovo, ma questa volta me la sono vista davvero brutta: perché un conto è un braccio rotto, un menisco lasciato sulla linea di porta o qualche punto di sutura, un altro è lasciarci la vita. E io ho avuto l’impressione ieri sera di esserci andato molto vicino.

Palla alta dal centrocampo a tagliare dentro l’area, il classico cross che lascia al portiere tutto il tempo per prendere le misure, alzare il ginocchio e bloccare la palla. Questo se non ti trovi davanti un’attaccante che va dritto sulla palla senza nemmeno vederti. Un altro Giuseppe, in un’altra epoca, in un altro campo di calcio, avrebbe anche potuto uscire illeso da questo scontro, ma questo Giuseppe ormai 34enne con ginocchiera e pancetta da smaltire, non poteva che farsi male in uno scontro del genere. Solo non pensavo così male.

Tra l’attimo in cui salto e l’attimo in cui atterro e riapro gli occhi ho un piccolo vuoto di memoria e una sensazione di aver volato per qualche attimo. Sensazione che mi rimane quando tento di muovermi e mi accorgo che nessuna parte del corpo reagisce ai miei stimoli. Sento il sedere che mi sta volando via e tutta la mia esistenza racchiusa solo nella mia testa. Dal collo in giù è come se non avessi più niente. Tutti mi si fanno incontro e il fatto che non mi vogliono spostare e chiamare subito un’ambulanza serve solo a spaventarmi invece che rassicurarmi. Ho il timore che questa possa essere la mia posizione per il resto della mia vita e mi vedo in carrozzina per il resto dei miei giorni, senza poter più prendere in collo le mie bambine e facendo vivere una vita da inferno a mia moglie. Resto paralizzato per circa un minuto e sostanzialmente questo è il mio unico pensiero in quel minuto.

Piano piano poi sento il braccio sinistro sotto la pancia darmi un gran fastidio e chiedo di poter essere spostato e tutti i commenti non-medici dei miei compagni mi rassicurano: il fatto che non ho perso conoscenza, che sento il braccio farmi male, sono tutti buoni segni e una volta che vengo girato e messo su una barella riacquisto la sensibilità  prima delle braccia, poi della schiena e per ultimo delle gambe, sotto forma di formicolio, ma almeno ora posso tornare a muovere ogni parte del mio corpo. 5 minuti dopo mi metto a sedere, dopo altri 5 minuti ce la faccio a mettermi in piedi. Sono così sollevato di stare meglio che mi faccio una doccia, tutto molto lentamente, e torno a casa in motorino, senza stare a scomodare nessuno, pensando solo a tornare a casa a prendere i soldi  e spiegare tutto a Lucija prima di andare all’ospedale.

Ve la faccio breve: lesione alla spina cervicale. Ci sono voluti 5,000 baht di raggi X al Samitivej per constatare che non ci sono stati né traumi cranici né rotture di vertebre (solo una forte contusione al volto, sbattendo la faccia sulla testa del mio diretto avversario, e al costato, ricadendo a terra a pancia in giù) e altri 15,000 baht di risonanza magnetica per verificare che il disco tra la 4a e 5a vertebra del collo va a restringere il canale del nervo, motivo per cui ho ancora, a distanza di 2 giorni, una tremenda sensazione di spilli sui bracci che non mi fa dormire e che mi impedisce anche solo di scrivere.

Tutto questo, in sostanza, per dirvi che sto relativamente bene ma che poteva andarmi molto peggio. E in conclusione che questa è stata sicuramente la mia ultima partita di calcio giocata. Avevo già ricevuto una botta simile, con lo stesso effetto sulle braccia, circa 10 anni fa, sempre a giocare a calcio. Una volta è un caso, due volte un avvertimento, la terza potrebbe essere l’ultima volta che succede. Penso di avere già dato troppo a questo sport, sia fisicamente (facendomi male in ogni parte del corpo possibile) sia come tempo, essendo infatti il calcio l’attività cui ho dedicato più tempo in vita mia. Dall’età di sei anni infatti ogni momento libero era dedicato a giocare con qualsiasi cosa potesse essere definita un palla, usando felpe, panchine e cartelle come porta; ogni pomeriggio libero, ogni intervallo a scuola, ogni ora di educazione fisica erano usate allo scopo di mandare qualcosa di tondo (non sempre) tra due pali e (quando possibile) una traversa; ogni martedì e giovedì passati ad allenarsi, su terra e cemento, sul fango o sulla poca erba concessa; ogni sabato trascorso, maggiormente in panchina, a fare parte di una squadra che mi ha portato a giocare sui peggiori campi della provincia di Firenze e sui migliori campi della Toscana; ogni domenica in spiaggia finita inesorabilmente allo stesso modo. Per poi decidere di non rovinarsi più i weekend e finire a giocare praticamente tutti i giorni della settimana a calcetto essendo non certo il migliore ma di sicuro il più disponibile portiere di calcetto di tutta Firenze. Per poi finire in Thailandia e trovare il modo di giocare, divertirsi, incazzarsi un po’ meno e farsi male anche dall’altra parte del mondo. Ma questa volta davvero per l’ultima volta.

 

This time I really quit playing football.

I’ve been through so much and I think I’ve hurt myself enough to go through it and continue to play again, but this time I had it really bad: one thing is a broken arm, a meniscus left on the field or some stitches, another thing is to lose your life. And I had the feeling that yesterday I was very close. 

A high fly ball from the midfield, the typical cross that leaves to the keeper all the time to jump at the right time, put the knee high e block the ball. This if you don’t have in front of you a striker that comes straight without even looking at you. Another Giuseppe, in another time, in another football pitch, could walk away scot-free from this collision, but this Giuseppe, almost 34 years old with knee-pad and a belly to drain, could do anything but get hurt in a similar crash. I didn’t think so bad though.

Between the moment I jump and the moment I land I have a small memory lapse and the feeling to have flown for a bit. Feeling that stays with me until the moment I try to move and I recognise that no part of my body is reacting. I feel my arse flying away from me and all my existence enclosed only into my head. From my neck down it’s like I don’t have anything left. All my mates come to me and the fact that they don’t want to move me and want to call an ambulance scares me rather than reassure me. I’m afraid that this could be my position for the rest of my life and I see myself on a wheelchair for the rest of my days, not being able to hug my daughters anymore and bring my wife to living hell. I’m paralysed for well over a minute and substantially this is my only thought in that minute.

Little by little then my left arm under the belly makes me feel uncomfortable and I ask to been moved  and all the non-medical comments of my mates reassure me this time: not having lost consciousness and feeling my arm hurting are all good signs and once that they turn me and put me on a stretcher I reacquire the sensitivity first of my arms, then of my back and finally of my legs, in the form of a tingling, but at least now I can move every part of my body. 5 minutes later I can sit, after another 5 minutes I’m able to stand up. I’m so relieved to feel better that I take a shower, very slowly, and I go home on my motorbike, without disturbing anyone, just thinking to go home to get the money and explain everything to Lucija before going to the hospital.

Long story short: cervical spine injury. It has taken 5,000 baht of X-ray at Samitivej to prove that there aren’t head traumas or broken vertebras but just a strong contusion to the face, beating it to my rival’s head, and to the rib cage, landing on the ground with my belly. And other 15,000 baht of R.M.I. to verify that the discs between the 4th and the 5th vertebra of the neck are pushing into the nerve canal, giving me, still after 2 days, a tremendous sensation of pins piercing on my arms that doesn’t let me sleep and prevents me from write. 

This just to say substantially that I’m relatively fine but it could be worse. And in conclusion that this was for sure my last football game played. I had already had a similar crash 10 years ago, with the same effects on my arms, always playing football. One time it’s a case, the second time a warning, the third could be the last time that it happens. I think I gave already a lot to this sport, both physically, hurting or breaking every possible part of my body, and in terms of time, since football has been a hobby that I dedicated most time in my life to. Since I was six every spared moment was dedicated to playing with anything you could call a ball, using jackets, benches or schoolbags as a goal-gate; every free afternoon, every school break, every hour of physical education were used to the purpose of putting something rounded (not always) between two poles and (when possible) a bar; every Tuesdays and Thursdays wasted on trainings, on ground or concrete, on mud or grass if allowed; every Saturday passed, mostly on the bench, to be part of a team that brought me to play on the worse football pitches in the province of Florence and the best fields in Tuscany; every Sunday at the seaside inexorably ended in the same way. Until I decided to stop ruining my weekends and I ended up to play practically every working day being certainly not the best but surely the most available futsal goalkeeper in town. Till I ended up in Thailand and finding a way to play, to have fun, get less pissed off and getting hurt also on the other side of the world. But this time really for the last time. 

 

Photo from http://www.forwallpaper.com

 

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2 commenti su “La mia ultima uscita – My “way out””

  1. Ciao Giuse,
    Anche io ho smesso definitivamente di tirare i calci ad un pallone l’anno scorso quando a 40 anni mi sono lesionato il tendini di Achille a calcetto. Sono segnali che bisogna cogliere al volo. Forza e rimettiti presto, un saluto!
    Mirko (PE)

  2. Mannaggia Giuseppe! Sono stato con il fiato sospeso fino alla fine.
    Ho scoperto solo dopo i 34 che ci sono un sacco di sport che meritano la nostra attenzione. Dal nuoto al ciclismo.
    Basta che non sia a livello agonistico. Vi mando un abbraccio grande grande. Qui ci sono un sacco di novità… presto saremo in tre.


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