Una serata molto Gaja – A joy(Gaja)ful evening

Di: giusepe

Nov 7 AM

Categoria: Bangkok, Italy, Wine

2 commenti

Non penso che bisognasse necessariamente fare parte del settore del vino per apprezzare il discorso di Angelo Gaja al Gaja Master Class, l’esclusiva serata organizzata da G Four al Grand Hyatt Erawan Hotel di Bangkok, ma è ovvio che è proprio per quello che sono stato invitato. Sapevo che avrei avuto davanti uno dei maestri della storia del vino italiano, ma quello che non pensavo era che potesse essere così divertente ascoltare per quasi due ore un signore di 75 anni (di cui 61 passati a bere vino).

Sono sempre stato dell’idea che dai “grandi” c’è sempre qualcosa da imparare e, non avendo la possibilità di crescere con i nonni, ho sempre avuto una particolare inclinazione ad ascoltare quello i nonni degli altri avevano da dire. E i nonni hanno sempre un qualcosa, una storia, un aneddoto da raccontare.

E che Angelo Gaja fosse un uomo con qualcosa da dire lo si capisce subito dal suo ingresso nella stanza in cui io e altri ristoratori e sommelier lo stiamo aspettando da una buona mezzora. Giacca nera sopra una maglia nera, inizia il suo discorso in un inglese non perfetto, con un forte accento italiano, che ha reso il suo discorso ancora più piacevole, inserendo talvolta qualche parolina in italiano come “anche” o “ancora” aggiungendo anziché levare ancora più enfasi e carica al discorso.

Dall’entusiasmo e dalla passione con cui parlava, non si è mai fermato nemmeno a bere un bicchiere d’acqua ed è filato dritto dal raccontare dell’importanza del cambiamento climatico, passando dal descriverci i vari colori dei vigneti a seconda delle viti coltivate e l’importanza strategica delle Alpi per la regione e i vini del Piemonte, il tutto condito con storielle di vita vissuta descritte mai con presunzione e con quell’umorismo che lo contraddistingue: come il rifiuto dei lavoratori comunisti di Bolgheri di usare vermi rossi provenienti dall’America; o le 4 regole dell’artigiano spiegategli dalla nonna Clotilde Rey (un gioco di parole spiegato in 4 lingue ma che suona molto meglio in italiano: 1. fare 2. saper fare 3. far fare 4. far sapere). Parole accompagnate dalle immagini in powerpoint di un biglietto da visita del 1900 e di tutte le etichette che hanno reso uniche le bottiglie di Gaja in Italia e nel mondo.

Alla fine, foto di rito, due chiacchiere molto informali assaggiando e commentando i nuovi vintage presenti: lasciatemi solo dire, nella mia ignoranza sul Barbaresco, che ho trovato il Conteisa il più liscio ed elegante di tutti. Ma questo non ho avuto modo di dirlo al Signor Angelo, anche perché ad un certo punto l’ho perso di vista, impegnato com’ero a conoscere sommelier e ristoratori di cui avevo solo sentito parlare prima d’ora. Fortuna ha voluto che mentre stavo prendendo la brochure  come ricordo, l’ho rincontrato nascosto a parlare con una signora asiatica in un salottino adiacente. “Sarebbe così gentile da metterci una firma?” gli chiedo. “Certo…” risponde lui, prendendo la sua penna dalla giacca “…e grazie per tenere sempre alta la bandiera dell’Italia all’estero”.

Considerato che l’85% della produzione dei vini Gaja è destinata all’export, se c’è qualcuno che va ringraziato di questo, è solo lei Signor Gaja.

I don’t think that you should necessarily be in the wine business to enjoy the speech of Angelo Gaja at the Gaja Master Class , the exclusive evening organised by G Four at the Grand Hyatt Erawan Hotel in Bangkok, but of course this is the main reason why I was invited. I knew that I would have had in front of me one of the masters of the history of Italian wines,  but I wasn’t expecting to have so much fun in listening for almost two hours to a man of 75 years (61 of which spent in drinking wine).

I’ve always thought that there is always something to learn form the “grown ups” and not having in my life the possibility to have grandparents next to me I’ve often a particular pleasure in listening what other’s grandparents have to say. And grandparents have always something, a story or an anecdote to tell. 

That Angelo Gaja was a man with something to say was clear since the beginning, when he entered the room where I and other restaurateurs and sommeliers were waiting for already half an hour to meet him. Black jacket over a black shirt, he starts to speak in a not perfect English with a strong Italian accent, that only makes his speech more pleasant, inserting some Italian words such as “anche” (also) or “ancora” (again) giving instead of taking more emphasis and power to the speech. 

Enthusiastic and full of passion, he never stopped to drink a glass of water, going straight on the road that brought him to share with us the importance of climate change, passing to describe us the different colours of the vines according to the grapes and the strategic prominence of the Alps for the region and the wines of Piedmont, all topped with tales from his life described with no hint of presumption and full of his sense of humor: like when the communist workers in Bolgheri refused to use red worms coming from the States; or the 4 rules of an artisan told him by his grandmother Clotilde Rey (a catchy phrase expressed in 4 languages but that sounds great only in Italian: 1. fare (to do) 2. saper fare (to know how to do) 3. far fare (to teach how to do) 4. far sapere (to transmit the knowledge). Words together with images in the powerpoint at his back of a business card from 1900 and all the labels that made unique those Gaja bottles in Italy and the rest of the world.

In the end,  picture taking session, of course, and a very informal chat tasting and commenting the new vintages brought to the table: just let me tell you that, in my ignorance of Barbaresco, I found Conteisa smoother and more elegant than the rest. But this I didn’t tell him, also because in a certain moment I lost him, busy as I was in meeting the various restaurateurs and sommeliers of whom I had always only heard of. I was lucky that while I was collecting the brochure as a souvenir of this pleasant evening, Mr. Angleo Gaja was hidden in a small sitting room talking to an Asian lady. “Can I ask you to sing it?” I asked him. “Of course…” he replied, taking out his pen from his jacket”…and thanks for bringing high the name of Italy abroad”.

Considering that 85% of the production of Gaja wines are made for the export, if there is someone we should thank, this is certainly you, Mr. Gaja.

Photo courtesy of Davide Contu Salis (and a big thanks to G Four for the unique opportunity to meet a real master in his – and in a way our – job)
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2 commenti su “Una serata molto Gaja – A joy(Gaja)ful evening”

  1. Restiamo un piccolo paese con tantissime eccelllenze

  2. E bello rivederti,almeno alla foto 🙂
    Un abbraccio da Belgrado,
    Tijana


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